Giosuè Carducci ( Valdicastello 1835 – Bologna 1907 ).

Premio Nobel per la letteratura nel 1906.

130 anni fa, nel 1886, Carducci soggiornò a Caprile e visitò la sorgente dell'acqua solforosa.

 

Nel 1885, l'illustre poeta si era recato a Piano d'Arta, in Friuli, per sottoporsi a trattamenti idro-terapici alla fonte Pudia di Arta Terme e curare i suoi problemi di salute. Così esprimeva, sinteticamente, le prime impressioni sul luogo : “...Belle montagne, un bel fiume. Acque sulfuree. Foreste di abeti. Mi pare che starò bene...”

 

Le terme di Arta

Nello stabilimento di Arta, grazie alle proprietà dell'acqua e dei fanghi autoctoni, è possibile ritrovare e conservare lo stato psico-fisico ottimale.

L'espressione “ acqua Pudia “ deriva dal latino aqua putens, termine che le fu probabilmente attribuito dagli abitanti dell'insediamento romano di Julium Carnicum ( 52 a.Ch. ).

La Regione confinava con il territorio bellunese, come testimoniano le tre iscrizioni romane, incise su roccia, site nel territorio alleghese-zoldano:

FIN-BEL-IUL ( Fines Belunatorum Juliensum ).

Ma torniamo a parlare della sorgente dell'acqua Pudia.

Viene classificata come acqua minerale solfato-calcico-magnesica-sulfurea, è incolore, limpida, dall'odore di uova marce e dal sapore amarognolo.

Temperatura della sorgente: 9° C.

Portata: 100 litri al minuto.

Grado solfidrometrico: 2,9 4 ppm variabile nelle varie misurazioni effettuate negli ultimi 160 anni.

Durezza. 160° F costante, dovuta alla presenza di sali di Calcio e Magnesio.

Ione prevalente: SO 4 –; Ca ++; Mg ++.

Residuo fisso a 180 ° C: g/l 2,353.

Idrogeno solforato. Mg/l 3,9.

Effetti terapeutici: dalla letteratura medica termale.

  

La villeggiatura a Caprile.

 L'anno successivo, nel 1886, Carducci giunse a Caprile il 22 luglio e ripartì il 28 agosto.

Durante questo soggiorno scrisse ventotto lettere; da tale epistolario si possono trarre alcune informazioni:

“… Sono qui, sul confluente della Fiorentina ( dolce nome per sì aspro torrente) nel Cordevole ( cor dubium habeo ) e in conspetto della Civetta con nevi e ghiacciai...”.

Sono qui tra le Alpi vere… a piè della Civetta un monte...grandiosamente bello… La sera, quando il sole è già basso per il nostro mondo, illumina ancora di rosea fantastica luce le sue guglie… Sto sotto l'ombra degli abeti leggendo Virgilio… Mangio carni ottime, trote che sanno di ninfe; gioco a briscola, e farei dei poemi “.

Monti veramente stupendi: moli dolomitiche, che paiono architetture di Titani che vogliono imitare a modo loro Michelangelo e il Brunellesco: il Civetta, il Pelmo, la Marmolada, l'uno più bello dell'altro...”.

...Ho fatto già delle gite alpestri da solo. Mi sono spinto ad Andraz con tre ore di ascensione. Che vuole?...Quando sono vicino al Kaiser sento il bisogno di mettergli il naso in casa per dargli il buon giorno”.

Il confine austriaco era vicinissimo a Caprile e non servivano passaporti per passare in Austria.

Cerchiamo di immaginare il percorso, a piedi, effettuato da Carducci per raggiungere il castello d'Andraz, tenendo conto della viabilità dell'epoca.

La strada che oggi porta a Digonera, allora paese vicino al confine, prima della costruzione dello sbarramento per la diga, mai completata, dopo il disastro del Vajont, correva sul fondovalle, superato il ponte di Saviner di Laste girava subito a destra e poco più avanti fiancheggiava la fonte solforosa.

E' verosimile pensare che Carducci, partito da Caprile, abbia raggiunto la sorgente dell'acqua solforosa prima di salire a Digonera per: attraversare il ponte sul Cordevole, arrivare a Pian di Salesei, in territorio austriaco, e successivamente inoltrarsi verso il Passo Falzarego e il castello d'Andraz.

Pertanto il poeta, che aveva già conosciuto in Friuli la fonte Pudia, sicuramente avvertendo gli effluvi della sorgente dell'acqua solforosa di Saviner, avrà riconosciuto l'inaspettata presenza dell'acqua termale e forse…. avrà avuto modo di confrontare le caratteristiche di entrambe le fonti.

Sicuramente questa comparazione, come pure un'analisi approfondita sulla sorgente termale di Caprile è già in fase di studio e si attende soltanto di poter applicare piani di attuazione concreti, secondo progetti già preventivati e solo in parte realizzati.

Si può sicuramente rilevare come, fin dall'antichità, l'acqua solforosa con il suo odore particolare, abbia colpito la fantasia degli abitanti del luogo, i quali empiricamente hanno, da sempre, sperimentato il suo impiego benefico per la salute della pelle e delle vie respiratorie.

Ferdinando Tamis, illustre storico, accenna ad una leggenda dai possibili sviluppi.

Il drago crestato di S.Giorgio si celava all'interno del camino lavico del Col di Lana e vomitava fuoco e fiamme, indisturbato si recava alle pendici del cono vulcanico e controllava la sorgente dell'acqua solforosa.

Dopo tanto tempo, forse è giunto il momento di risvegliare il drago perché ci consenta di accedere alla sorgente dell'acqua solforosa, da esso gelosamente custodita finora, e ci permetta di farne un buon uso a favore dell'intera collettività.

. D. B.

Bibliografia e ricerca informazioni.

Lettere “ di Giosuè Carducci – vol. xvi° - 1886 / 1888. Nicola Zanichelli Editore ( Testo gentilmente messo a disposizione dal Sig. Giuseppe Pezzè ).

Storia dell'Agordino” di Ferdinando Tamis – vol.V° – Nuovi Sentieri Editore.

Caprile” di Giuseppe Sorge – Nuovi Sentieri Editore.

Internet.